Questo progetto fotografico dedicato al Cretto di Burri Gibellina nasce come indagine tecnica e autoriale sul rapporto tra memoria.

Struttura della Memoria: un’indagine fotografica a Gibellina 2026

Nel contesto delle iniziative legate a Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, presento un nuovo progetto fotografico dedicato al Grande Cretto di Burri, una delle opere di Land Art più imponenti e concettualmente radicali del Novecento.

Realizzato da Alberto Burri tra il 1985 e il 1989 sulle rovine della città distrutta dal terremoto del Belice del 1968, il Cretto ricopre l’impianto urbano di Gibellina Vecchia, trasformando la trama delle sue strade in un reticolo di lastre e fenditure.
Il risultato non è un monumento celebrativo, ma una struttura di memoria: un paesaggio attraversabile in cui l’assenza diventa forma.

Approccio e metodologia fotografica

Il progetto indaga il rapporto tra geometria, luce e scala, interpretando il Cretto attraverso immagini in bianco e nero e in colore desaturato.
La fotografia diventa qui strumento di lettura del luogo, capace di rivelarne tensioni e continuità.

L’indagine visiva si articola in:

  • spazi di transizione: i corridoi che ricalcano le vie della città scomparsa;
  • variazioni della superficie: texture del cemento, ombre radenti, fratture materiche;
  • dialogo col paesaggio: le colline del Belice, la luce secca del territorio, la presenza del vento;
  • scala umana: tracce di attraversamento che rimarcano la natura vissuta del luogo.

Nel bianco e nero emerge la dimensione materica e metafisica del Cretto.
Nel colore desaturato emerge la relazione topografica con il territorio, in una palette coerente con la luce siciliana.

Il Cretto nel contesto di Gibellina 2026

Dopo il terremoto del 1968, Gibellina venne ricostruita a pochi chilometri dal sito originario, trasformandosi in un laboratorio aperto di arte contemporanea e interventi urbani d’autore.

Il riconoscimento come Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 sancisce questa identità culturale, confermando la città come un punto di riferimento nazionale nel rapporto tra arte, architettura e territorio.

In questo quadro, il Cretto rappresenta il fulcro simbolico della storia di Gibellina:
un dispositivo che rende visibili i livelli di memoria, spazio e trasformazione.

Struttura del progetto fotografico

Il lavoro si articola in tre livelli principali:

1. Geometrie dell’assenza

Linee di fuga, prospettive centrali, assi visivi che rendono leggibile l’architettura sepolta.

2. Superfici e materia

Dettagli che evidenziano discontinuità, variazioni di luce, fratture e densità del cemento.

3. Paesaggio e attraversamento

Il rapporto tra opera e territorio: le colline, il cielo, le presenze animali o umane che restituiscono continuità al luogo.

Questi tre nuclei costruiscono una lettura stratificata del Cretto, dove forma, tempo e territorio si sovrappongono.

Verso una rappresentazione contemporanea del paesaggio

Il progetto ha l’obiettivo di esplorare il ruolo della fotografia come strumento critico nella relazione tra spazio, memoria e trasformazione.

La variazione dei punti di vista, la gestione della luce e la risposta materica del cemento permettono di cogliere il Cretto come archivio dinamico, un luogo che registra e restituisce le tracce del passaggio umano e naturale.

Dialogo con festival e ricerca contemporanea

Il progetto è attualmente proposto a contesti internazionali attenti al rapporto tra fotografia, territorio e ambiente, tra cui il Festival Photo La Gacilly.

Parallelamente, il lavoro rientra nel percorso culturale promosso durante l’anno di Gibellina 2026, contribuendo alla narrazione contemporanea di un luogo emblematico.

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