Ginostra | Tutto quel blu

Nel 2010, durante una vacanza a Ginostra, piccolo borgo dell’isola di Stromboli, realizzai questa serie di fotografie con una compatta digitale Fujifilm subacquea.

Riguardandole oggi, mi viene in mente un esercizio suggerito dal fotografo Franco Fontana: scegliere un colore e andare alla sua ricerca, fino a farlo diventare il soggetto stesso delle immagini. Non so se allora stessi inconsapevolmente seguendo questa indicazione o se, più semplicemente, fosse stato il blu a catturare la mia attenzione.

Alla ricerca del blu

A Ginostra il blu e l’azzurro erano ovunque. Non soltanto nel mare e nel cielo, ma sulle porte, sulle finestre, sulle persiane, negli elementi architettonici e, soprattutto, negli oggetti più ordinari.

Camminando per i vicoli, la mia attenzione veniva continuamente catturata da particolari che, in un altro contesto, probabilmente sarebbero passati inosservati: una cassa di birra, delle bombole del gas, un rubinetto, una tubatura, una corda, un secchio, una confezione di candeggina, le insegne della Guardia Medica e dell’Ufficio Postale: un sacco con la scritta Panarea Helicopters, che rimanda ai servizi di collegamento in elicottero delle Isole Eolie, e una cassa di birra Messina, con il suo inconfondibile blu, entravano a far parte di questa raccolta cromatica.

E poi un asino, presenza familiare a Ginostra, dove non circolano automobili e il trasporto di merci e bagagli è tradizionalmente affidato a questi animali. Anche in questo caso, però, non era l’asino in sé ad aver attirato il mio sguardo, ma la corda blu arrotolata sul suo dorso, in contrasto con il giallo del telo e il colore scuro del mantello.

Il blu della vita quotidiana

Anche le ceramiche decorate del bisolo(la tradizionale panca in muratura dell’architettura eoliana) della piazzetta di Ginostra, punto d’incontro del piccolo borgo, dove ogni giorno ci si ritrovava per chiacchierare e ammirare il tramonto, diventavano parte di questa ricerca.

Il blu diventava così il filo conduttore di una sorta di inventario visivo. Non cercavo necessariamente soggetti belli o composizioni spettacolari: mi interessavano gli accostamenti, le superfici, le tracce d’uso, gli oggetti lasciati dove servivano, le geometrie involontarie create dalle cose.

Tra tutte, una fotografia continua a incuriosirmi particolarmente: una zampa di gallina appesa a un filo, contro un cielo azzurro. Che cosa ci facesse lì, non l’ho mai capito. Ma è proprio questa presenza apparentemente assurda, fuori posto, a renderla interessante ai miei occhi.

Ginostra, oltre la cartolina

In questa selezione ho volutamente escluso i magnifici panorami sulle altre isole, il mare, i cieli e i fondali marini. Non perché mancassero di bellezza, tutt’altro, ma perché avrebbero restituito un’immagine più prevedibile di Ginostra, quella che ci si aspetta di trovare in un racconto fotografico delle Eolie.

Mi interessava invece un’altra Ginostra, meno spettacolare ma forse più autentica, fatta di dettagli minimi e di oggetti che raccontano, senza volerlo, qualcosa della vita sull’isola.

Una Ginostra osservata da vicino, attraverso frammenti di quotidianità, piccoli segni e presenze che il colore finiva per mettere in relazione tra loro.

Il colore come filo conduttore

A distanza di anni, queste fotografie mi sembrano accomunate non soltanto dalla predominanza del blu, ma da un preciso modo di guardare: isolare un particolare, sottrarlo al suo contesto abituale e scoprire che anche le cose più comuni possono acquistare un diverso significato attraverso il colore.

Il blu non era semplicemente un elemento ricorrente. Era ciò che mi portava a scegliere cosa fotografare, a soffermarmi su particolari che altrimenti avrei ignorato.

Forse non ero io a cercare il blu. Era il blu a trovare me.