Nel 2009 ho realizzato una grafica dedicata al NO PONTE, una rappresentazione sintetica e critica del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. A distanza di anni, quella immagine continua a dialogare con le discussioni più recenti sul Ponte sullo Stretto e le mobilitazioni NO PONTE, come il corteo del 29 novembre 2025 a Messina, riportano al centro dell’attenzione il rapporto tra grandi opere, città e comunità locali.
Tra decisioni istituzionali e nuove mobilitazioni NO PONTE
Nel 2025 il progetto del Ponte sullo Stretto è tornato di nuovo al centro del dibattito pubblico, tra decisioni degli organi di controllo e una rinnovata mobilitazione cittadina. La discussione coinvolge la sostenibilità economica dell’opera, l’impatto ambientale sullo Stretto di Messina e il modo in cui vengono prese le decisioni che riguardano il territorio.
In questo contesto, l’artwork NO PONTE del 2009 dialoga con le manifestazioni e i cortei che attraversano la città, diventando una traccia visiva di una memoria collettiva che continua a interrogare il presente.
Il contesto del 2009: arte, territorio e grandi opere
L’opera nasce in un periodo in cui il progetto del ponte era già al centro del dibattito pubblico. Lo Stretto di Messina veniva spesso raccontato come un semplice “collegamento mancante” tra due sponde, più che come un ambiente complesso, abitato e fragile. La grafica NO PONTE è la mia risposta visiva a questa narrazione: un modo per mettere in evidenza le contraddizioni tra grandi annunci infrastrutturali e realtà dei territori, dalle periferie alle coste sottoposte a pressioni sempre maggiori.
L’immagine NO PONTE: una metafora visiva dello Stretto
Nel lavoro grafico, Sicilia e Italia sono rappresentate con una sintesi netta, separate da uno spazio carico di tensioni simboliche. La busta suggerisce un rimando alla dimensione economica ed economico-politica del progetto, ai flussi di denaro, ai giochi di potere e ai compromessi che spesso accompagnano le grandi opere.
Allo stesso tempo, l’immagine rimane volutamente essenziale, concentrata sull’idea di confine e di scambio: chi abita lo Stretto vive ogni giorno la relazione tra le due sponde, molto prima e molto oltre qualsiasi infrastruttura.
Perché quest’opera è ancora attuale
Negli anni, il progetto del ponte è tornato più volte al centro di annunci e discussioni. Il tema continua a coinvolgere la città di Messina, la sponda calabrese, il paesaggio dello Stretto e l’intero dibattito sulle politiche infrastrutturali in Italia.
In questo scenario, l’artwork del 2009 conserva un ruolo preciso: non pretende di dare risposte, ma invita a fermarsi, guardare e interrogarsi su chi trae beneficio da certe scelte e su quale impatto esse possono avere su paesaggi, comunità e memorie collettive.
Arte, memoria e impegno sullo Stretto di Messina
Una parte del mio lavoro fotografico e grafico è legata al territorio: Messina, lo Stretto, i borghi, i luoghi di margine. L’opera NO PONTE rientra in questo percorso di ricerca, in cui l’immagine diventa strumento per raccontare e mettere in discussione il modo in cui si parla di “sviluppo” e “progresso”.
Riproporla oggi significa riaffermare il valore della memoria visiva: ricordare che già nel 2009 esisteva un dissenso diffuso e motivato, e che l’arte può contribuire a conservarne tracce, domande e punti di vista.
Se desideri approfondire il progetto grafico originale, puoi vedere la scheda completa dell’opera alla pagina dedicata: NO PONTE – Opera grafica del 2009. Lì trovi il lavoro contestualizzato nel percorso espositivo e nelle ricerche che porto avanti sul territorio dello Stretto di Messina.




