Attraversando il deserto da Assuan ad Abu Simbel
Il viaggio verso Abu Simbel comincia quando è ancora buio. Partiamo da Assuan molto presto, per metterci in fila insieme agli altri veicoli in attesa dell’apertura della strada, chiusa al traffico durante la notte. L’attesa dura circa un’ora, prima di poter iniziare l’attraversamento del deserto.
La strada, lunga circa 280 chilometri, collega Assuan ad Abu Simbel, sulle rive del lago Nasser, e costituisce una delle principali vie di comunicazione dell’Egitto meridionale. Oltre al traffico turistico diretto ai celebri templi di Ramses II e Nefertari, è percorsa da mezzi commerciali e di trasporto, anche in relazione alle attività agricole e ai collegamenti verso il Sudan.
È considerata una strada particolarmente pericolosa e durante il nostro viaggio ne abbiamo una drammatica conferma: un incidente mortale, avvenuto pochi minuti prima del nostro passaggio, provoca un ulteriore rallentamento. Lungo il percorso è frequente incontrare pneumatici abbandonati ai margini dell’asfalto, resti e tracce del continuo passaggio dei mezzi pesanti.
Tra sabbia, roccia e segni della presenza umana
Il deserto si estende a perdita d’occhio, ma il paesaggio è tutt’altro che uniforme. Ampie distese sabbiose si alternano a terreni pietrosi, piccoli rilievi scuri, dune basse e formazioni rocciose dalle forme talvolta insolite. La strada attraversa questi spazi seguendo lunghi rettilinei, interrotti da curve e leggere ondulazioni del terreno.
A segnare l’orizzonte sono soprattutto gli altissimi tralicci dell’energia elettrica, che si susseguono per chilometri e introducono una presenza geometrica e ripetitiva nell’immensità del paesaggio. Lungo il percorso compaiono edifici isolati, strutture incompiute, cartelli stradali e superfici sabbiose profondamente incise dalle ruote dei veicoli.
La strada è percorsa da camion, autocisterne, automobili e piccoli automezzi. In uno di questi, un uomo viaggia seduto all’aperto sul cassone, mentre un altro camion trasporta bovini stipati dietro le sponde metalliche. Sono scene quotidiane che raccontano la funzione concreta di questa arteria, ben diversa dall’immagine di un deserto esclusivamente silenzioso e disabitato.
A sorprendere è anche la continua trasformazione dei colori. Con il passare delle ore la luce cambia, i contrasti si fanno più netti e le superfici assumono tonalità che vanno dal rosa pallido al beige, dall’ocra al marrone scuro. I rilievi, a volte quasi neri, emergono dalla sabbia chiara disegnando profili netti contro il cielo.
Il verde nel deserto
Nel corso dell’attraversamento, tra le distese aride compaiono improvvisamente grandi superfici verdi, coltivate e irrigate. Il contrasto con il territorio circostante è sorprendente.
Queste coltivazioni testimoniano le trasformazioni agricole avviate nell’Egitto meridionale, in particolare attraverso il progetto Toshka, sviluppato per recuperare terreni desertici mediante l’utilizzo delle acque del Nilo e di sistemi di irrigazione su larga scala. Un intervento che coinvolge anche la ricerca agronomica, lo studio delle colture adatte ai terreni aridi e la gestione delle risorse idriche. È il segno evidente di un territorio in trasformazione, dove l’intervento umano modifica profondamente l’ambiente naturale.
Lungo il tragitto incontriamo una sola area di servizio, molto modesta, uno dei pochi luoghi in cui fermarsi in mezzo a questa vastità. Anche qui la vita lascia le sue tracce: un cane bianco disteso sulla terra, un gatto dal pelo grigio che cammina vicino alle automobili, piccoli episodi di quotidianità in un ambiente dominato dalla polvere, dal sole e dal passaggio dei viaggiatori.
Il miraggio: quando il deserto sembra diventare acqua
Uno degli incontri più sorprendenti del viaggio è quello con un miraggio.
In lontananza, sulla distesa sabbiosa, appare quella che sembra una superficie d’acqua. I rilievi rocciosi si riflettono e si deformano, alcune forme sembrano galleggiare sopra l’orizzonte e la separazione tra terra e cielo diventa incerta.
Si tratta di un fenomeno ottico dovuto alla rifrazione della luce attraverso strati d’aria a temperature differenti. Quando il terreno è molto caldo, la luce che attraversa l’aria sovrastante può creare immagini distorte o invertite degli oggetti lontani, producendo l’illusione di una distesa d’acqua.
Un paesaggio osservato in movimento
La maggior parte di queste fotografie è stata realizzata durante il trasferimento, dall’interno di un veicolo in movimento. Questo ha imposto un modo di fotografare immediato, fatto di osservazione continua e di immagini colte rapidamente, senza la possibilità di scegliere sempre il punto di ripresa o di fermarsi davanti a ciò che attirava la mia attenzione.
Ho voluto registrare non soltanto l’ampiezza del deserto, ma anche i dettagli che ne interrompono l’apparente monotonia: i segni lasciati dal traffico, i mezzi di trasporto, le architetture isolate, gli animali, le coltivazioni e le variazioni della luce sulle superfici.
Ne emerge il racconto di un territorio attraversato e vissuto, nel quale la presenza umana si manifesta anche attraverso elementi minimi, talvolta inattesi.




